Riqualificare il centro
storico di Modica, rilanciare opportunamente il settore dell’edilizia, cambiare
il piano regolatore generale che risulta essere, nelle sue previsioni,
assolutamente vessatorio. E’ il nostro obiettivo e sarà quello del nostro
futuro “Assessorato al Territorio”, come abbiamo deciso di chiamare la delega
che raggrupperà tutti gli interventi destinati all’urbanistica, ai lavori
pubblici, al centro storico. Il punto di partenza è la sostenibilità degli
interventi. Una nuova formula destinata al rilancio del settore edile in crisi,
ma senza ipotizzare nuove pratiche di lottizzazione dei comparti agricoli che
se hanno avuto il merito di trainare il settore, nei fatti hanno comportato
però un’enorme consumo del suolo a danno delle attività agricole. La situazione
attuale è assolutamente particolare da un punto di vista urbanistico perché dalla
città si passa alla campagna attraverso una sorta di agro-periferia che ha
trasformato il paesaggio rurale. Infatti nella città-campagna modicana negli
ultimi anni sono sorti tanti piccoli insediamenti sparsi, di certo non
organicamente integrati a un paesaggio rurale che rappresenta un ambito
specifico del paesaggio ibleo, data la presenza di un patrimonio storico
consistente fatto di ville, casolari, recinti, portali. Gli effetti di questo fenomeno
sono stati in primo luogo la dispersione delle opere di urbanizzazione e dei
servizi pubblici su un’area troppo vasta, che ha prodotto un forte aumento
della spesa pubblica sulle reti di servizi, l'inefficacia dei servizi di
trasporto pubblico urbano e sub-urbano e un uso massiccio delle automobili. A
questo si è aggiunto lo svuotamento della città con conseguente abbandono del
centro storico e degrado degli edifici pubblici e dei beni monumentali, che il
Comune non è stato in grado di arginare mancando le risorse necessarie, oltre
che una precisa strategia in proposito. Ritengo che un patrimonio storico dal
potenziale tanto grande debba essere rivitalizzato puntando su quelle attività
di ricerca e di studio che trasformano una qualsiasi città di provincia in un
polo culturale vivo.
La vocazione di Modica, una città culturalmente molto
aperta, deve essere quella di polo culturale innovativo. L’obiettivo è di
realizzare un centro di studi storico-urbani in grado di portare avanti e
sostenere la ricerca sui temi di paesaggio e beni culturali. Un polo di ricerca
in grado di attirare l’interesse delle Università italiane e straniere e
accogliere studiosi da tutto il mondo, che possa dare, attraverso la riscoperta
della memoria, nuova luce alle ricchezze che la città e il territorio
custodiscono. L'enorme patrimonio di edifici pubblici potrebbe inoltre
recuperare un uso culturale e scientifico permanente, perché sul modello di
questo centro studi si potrebbero istituire altri centri di ricerca sui temi
dell’innovazione nelle città storiche e nel paesaggio ibleo, incrociandolo con
tematiche inerenti ad esempio all’energia, alla mobilità, al restauro,
all’arte. Infatti la crisi dell’Università Italiana ci spinge a credere che il
modello formativo attuale sarà presto superato da un modello nuovo, basato
sulla formazione permanente iper-specializzata, pertanto muoversi in anticipo
può essere una strategia vincente sul medio-lungo periodo. Ritengo inoltre
importante programmare un serie di eventi culturali in grado di coinvolgere tutta
la popolazione per ottenere maggiore coesione sociale. L’uso culturale di tali
spazi è uno strumento importantissimo per la promozione culturale dei cittadini
e per il potenziamento dei valori identitari nuovi e tradizionali, purché venga
affiancato da un’adeguata strategia di riqualificazione degli spazi urbani che
parta dal centro storico e investa tutto il territorio comunale. Ma non devono
essere trascurate anche attività di carattere più popolare, dai contenuti più
accessibili anche per le classi culturalmente più deboli, rinunciando a eventi
di livello troppo sofisticato, che finiscono per non essere né comprese né apprezzate
dalla maggioranza dei cittadini.
Questo grande patrimonio edilizio deve però
fare i conti con un territorio che presenta un elevato grado di rischio
sismico, e pertanto necessita di essere adeguato con la redazione di un Piano
di Recupero Urbano. A questo va aggiunta la necessità di incentivare il
restauro e la ristrutturazione sostenibile del patrimonio edilizio esistente
attraverso strumenti quali i piani particolareggiati e favorendo la conseguente
semplificazione burocratica. Pensiamo ai programmi integrati d’intervento
(PIT), che costituiscono un nuovo strumento di gestione della trasformazione
urbanistica, e ai progetti urbani complessi (PUC), che comprendano la redazione
e l’adozione dei piani particolareggiati (PP), con cui configurare un processo
che regoli le attività speculative. Gli interventi sull'edilizia storica devono
essere regolati da un codice normativo che scaturisca da momenti formativi tra
tecnici e maestranze, in cui sia dato spazio anche a soluzioni tecniche a basso
costo, ma con livelli di qualità conformi agli standard contemporanei. Sarebbe
utilissimo incentivare la costituzione di un consorzio di piccole e medie
imprese edili disponibili a realizzare gli interventi a costi prefissati,
includendo anche pratiche di auto-costruzione, cioè in cui gli stessi abitanti
prestano opera nell’attività di ristrutturazione, seguiti da tecnici in grado
di garantire gli standard di qualità e di sicurezza. Inoltre regole chiare in
termini di soluzioni tecniche e dettagli architettonici degli interventi di
ristrutturazione degli edifici, proprie di strumenti normativi come i piani
particolareggiati, potrebbero semplificare i processi burocratici e rendere più
facili e sicuri gli investimenti. Infine la massima attenzione su Modica Alta
che vogliamo rilanciare il più possibile. Pensiamo infatti alla
riqualificazione degli spazi comuni e delle strutture esistenti per offrire una
nuova funzione sociale. Penso alla creazione di centri polivalenti e a spazi
che possano diventare delle gallerie d’arte moderna. Dobbiamo creare la giusta
attrattiva su Modica Alta per troppi anni dimenticata dalla pubblica
amministrazione.